Mediterranea

la porta del vento

 

« "'Baarìa" è un suono antico, una formula magica, una chiave. La sola in grado di aprire lo scrigno arruginito in cui si nasconde il mio film più personale. Una storia divertente e malinconica, di grandi amori e travolgenti utopie. Una leggenda affollata di eroi...  »
Così Giuseppe Tornatore presenta la sua ultima opera scelta pe rappresentare l'Italia agli Oscar 2010.

Presentato in apertura della Mostra del Cinema di Venezia, 'Baarìa' segna il ritorno di Tornatore alla terra che più ama in assoluto: la Sicilia, che il regista narra senza la facile retorica e le macchiette a cui troppo spesso si ricorre per descrivere l'estremo Sud d'Italia. In Baarìa, l'antico nome fenicio di Bagheria il piccolo centro in provinci adi Palermo in cui Tornatore è nato, lo spunto della picola storia di una famiglia si allarga con toni epici, che rimandano apertamento al canone di Sergio Leone, al più ampio respiro della storia del nostro Paese, quasi una piccola enciclopedia, un Bignami della Sicilia che diventa paradigma dell'Italia. Prendendo le mosse dal ventennio fascista, scorre la vita di tre generazioni che si apre con l'entrata in scena del pastore Cicco Torrenova amante della letteratura epica, contestatore e ribelle fin da piccolo. Con il suo esempio cresce il figlio Peppino mentre il mondo è dilaniato dalla seconda guerra mondiale. Peppino, costretto a lasciare la scuola per lavorare come bracciante pastore fin da bambino entrerà nelle fila del Partito Comunista e riuscirà a sposare l'esile Mannina, nonostante la netta opposizione della famiglia di lei che le impone un'altro fidanzato, ricorrendo allo statagemma della fuitina.
Nella Terra del Gattopardo dove tutto deve cambiare per poter restare uguale i figli di Peppino saranno per sempre "i figli del comunista" e sullo sfondo scorre un affresco corale che copre quasi un secolo di storia italiana, il Fascismo lascia il posto al Comunismo, alla Democrazia Cristiana , al Socialismo. Più che ai singoli personaggi, il ruolo del protagonista è così affidato ad un senso di memoria collettiva di un passato che sfuma inserobailmente nel dimenticatoio. In questo è perfetto il tocco del regista che calibra con equilibrio dramma e comicità.

Bella la scelta di affidare a due esordienti, Francesco Scianna e Margareth Madé, i ruoli di Peppino e Mannina mentre gli attori di fama consolidata li accompagnano come un coro greco. I dialoghi scarni ed essenziali e soprattutto tutti coraggiosamente in dialetto lasciano ampio spazio a mimiche gestualità facendo dei silenzi, o meglio delle parole non pronunciate, una cifra caratteristica dei personaggi. Una nota speciale va dedicata al maestro Ennio Moricone che ha scrtto e diretto per Baaria la colonna sonora incalzante piena di poesia e rimpianto.

Fantastiche infine le scene surreali delle corse a perdifiato dei bambini, dallo slancio iniziale del bimbo che spicca il volo all'incontro di padre e figlio che, per un istante di magia, si ritrovano coetanei e come il simbolo della trinacria si rincorrono in un ciclo continuo.

Claudia Patruno

Baarìa
Titolo originale
Baarìa
Nazione
Italia, Francia 2009
Genere

Drammatico

Durata
150 min
Regia
Giuseppe Tornatore
Cast

Francesco Scianna, Margareth Madè, Nicole Grimaudo, Angela Molina, Lina Sastri, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Gaetano Aronica, Alfio Sorbello, Luigi Lo Cascio, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Laura Chiatti, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Giorgio Faletti, Corrado Fortuna, Paolo Briguglia, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Luigi Maria Burruano, Franco Scaldati, Aldo Baglio, Monica Bellucci, Donatella Finocchiaro, Marcello Mazzarella, Tony Sperandeo, Gabriele Lavia, Raoul Bova, Elena Russo, Gaetano Bruno, Sebastiano Lo Monaco

Trama:

Una famiglia siciliana raccontata attraverso tre generazioni: da Cicco al figlio Peppino al nipote Pietro... Sfiorando le vicende private di questi personaggi e dei loro familiari, il film evoca gli amori, i sogni, le delusioni di un’intera comunità vissuta tra gli anni trenta e gli anni ottanta del secolo scorso nella provincia di Palermo. Negli anni del fascismo Cicco è un modesto pecoraio che trova, però, il tempo di dedicarsi al proprio mito: i libri, i poemi cavallereschi, i grandi romanzi popolari. Nelle stagioni della fame e della seconda guerra mondiale, suo figlio Peppino s’imbatte nell’ingiustizia e scopre la passione per la politica.

RC- 9/10 - Anno III 1 ottobre 2009

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