Mediterranea

IL SANGUE DEGLI ALTRI: INTERVISTA A ANTONIO PAGLIARO

E’ uscito di recente presso Sironi “Il sangue degli altri”, romanzo di esordio di Antonio Pagliaro. Un noir dalla scrittura tesa, la cui trama si apre in una Palermo calda e faticosa, per condurre il lettore fino ad una Cecenia insanguinata. Un giallo avvincente, ma anche uno sguardo desolato su un mondo in cui il crimine diventa ogni giorno più capace di valicare ogni frontiera.
Antonio Pagliaro, trentanovenne è nato a Palermo dove è tornato a vivere dopo molti anni passati all’estero. Di seguito, una breve intervista.

MB: Antonio, il genere noir in questo momento in Italia sembra essere quello più battuto dai nuovi autori. Provocatoriamente, ti chiedo: a quali bisogni risponde questa tendenza? C’è davvero bisogno di noir?
AP: Non è il genere più battuto dai nuovi autori, è il genere più battuto dagli editori. Gli autori devono adattarsi o morire. Sul perché si pubblichi tanto noir (o presunto tale), sarebbe meglio chiedere ai commerciali, personaggi di cui ho molta paura. Mi sembra però che il noir sia una eccellente espressione della nostra epoca, epoca in cui il potere è in mano a delinquenti ed è impossibile distinguere un politico da un gangster. Che poi questo crei un bisogno di leggere noir, non credo. Certamente una forte pulsione a scriverne, almeno per me.

MB: La Sicilia che tu descrivi è differente da quella raccontata da tanti altri autori siciliani. Nel tuo libro non ho trovato palme, né aranci, né profumo di gelsomini. Piuttosto una città, Palermo, oppressa dal caldo, polverosa, in cui vivere è difficile. E’ stata intenzionale la scelta di mostrare una Palermo così poco romantica? 
AP: Le palme stanno sparendo, uccise da un parassita, il punteruolo rosso, nell’indifferenza generale: perfetta metafora di una identità cittadina che si sgretola, e di una amministrazione attenta solo a conservare le auto blu. E fra le tre cose che citi, sono solo le palme che puoi vedere nel centro di Palermo. Ti sfido a sentire l’odore del gelsomino nell’unico centro storico d’Europa aperto al traffico e dove trovi sempre un grosso furgone che scarica a motore acceso. La Palermo che mostro è quella che vive chi ci abita. La Sicilia di Montalbano è affascinante ma non esiste. 

MB: La parte del libro che si svolge in Cecenia è certamente la più emotiva, quella che arriva in modo più violento al lettore. Quali fonti hai usato per descriverla? Hai esperienze personali di quei luoghi?
AP: Le fonti sono numerose. Dai libri fondamentali della Politkovskaja a centinaia di siti web, a racconti di viaggio, ai documenti di Memorial e altre organizzazioni. Basta voler conoscere, e cercare un po’. Non ho esperienze personali dirette. Però, per motivi familiari, ho forti legami con la Cecenia e con l’ex Unione Sovietica e testimonianze di prima mano. 

MB: Il tuo mestiere è quello di ricercatore astrofisico. Viene da chiedersi se questa tua formazione scientifica sia alla base dell’asciuttezza della tua scrittura, delle economia e della precisione della lingua che usi.
AP: L’asciuttezza della scrittura e la precisione non vengono dalla formazione scientifica. Almeno non credo. Forse, al contrario, la scelta di una carriera scientifica deriva dal bisogno di rigore e di precisione, bisogno che sento anche nella scrittura.

MB: Ci sono altri aspetti della tua attività di scrittore che pensi possano essere in relazione con la tua professione?
AP: Potrei risponderti con una frase a effetto. Qualcosa come: scrivere un romanzo è un’indagine, come è un’indagine fare ricerca. Ma non lo faccio, perché onestamente credo che non ci sia alcuna relazione. Sono solo due cose che si rubano tempo e attenzione a vicenda.

Marta Baiocchi

 

Il sangue degli altri

Titolo originale
Il sangue degli altri
Autore
Antonio Pagliaro
Edizioni

Sironi 2003

Pagine
256
Prezzo
€ 14,50
ISBN
978-88-518-0094-9
Descrizione

Palermo, 2005. La Casinò Trinacria sta per inaugurare alcune case da gioco, con la benedizione della politica locale. L’appalto viene però bloccato a causa di una truffa ai danni dell’Unione europea e i casinò saranno aperti dalla società lettone Paradise. Il giornalista Corrado Lo Coco ne scrive sul giornale «L’Ora»: a lui dunque si rivolge Toti Catania, presidente della Casinò Trinacria. Chiede un incontro e promette importanti rivelazioni. Ma, pochi attimi prima dell’appuntamento, Catania viene assassinato. Nelle stesse ore, un altro omicidio nel centro di Palermo: la vittima è l’ex proprietario della Paradise, un affarista lettone.


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