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Mediterranea

"mi piacion le fiabe, raccontane altre"

C'era una volta un "viaggiatore di malinconie"...Potrebbe cominciare così una fiaba per il professore della canzone italiana, e in fondo il suo personaggio appartiene molto più al mondo delle favole che a quello da "stagisti" politically correct. Le fiabe come espressione di sogni, metafora della realtà ed esaltazione della stessa, esagerazioni che permettono di vedere e mettere in luce la natura dell'uomo senza la facilloneria della "buona educazione " e del "sembra brutto" con cui si giustificano le cose "che succedono". Come se la vita ci piombasse addoso e fosse solo da subire, mentre qualche "matto del villaggio" grida che il re è nudo - o peggio.

Torniamo alla realtà: Roma Teatro Olimpico, ultima serata del tour "Luci a San Siro di questa sera", ad accoglierci è la versione per piano e contrabbasso di "Summertime" e già scivoliamo nell'atmosfera minimalista che accompagnerà tutto il concerto.
Ed ha avuto un bel fegato Vecchioni, diamogliene atto, a scegliere di smantellare l'apparato di musicisti che lo ha sempre acompagnato nelle ultime esibizioni in favore del minimo essenziale. Perchè, ammettiamolo, non tutte le ciambelle riescono col buco ed il rischio di mettere in piedi un'esibizione"di notevole spessore", ma sonnacchiosa è altissimo in questi casi. L'impatto del concerto è invece fortissimo, restituisce forza e crudezza ai brani di Vecchioni spogliati di ogni superfluo. Il Prof. si presenta con "Vincent", ma è con "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia" che ci porta via ed inizia il viaggio. Impressionante, per intensità ed interpretazione, "Figlia". A seguire "le mie ragazze " e "Blumoon" allentano la tensione, memtre la successione dei brani è scandita da stralci di fiabe dal soldatino di stagno al brutto anatroccolo.

Da Samarcanda si ritrova "Canzone per Sergio" con la bellissima coda finale, e tutti ci sentiamo incapaci di "vivere illumuminati dalla verità". E , nel finale,"Alighieri", con l'amarezza e l'assurdità del quotidiano indifferente alle nostre tempeste. Fra i bis l'ostinazione di "Euridice", la paura e il coraggio che si incontrano.

Si riaccendono le luci..."finisce così questa favola breve se ne va"

DP

Roberto vecchioni

Le canzoni

1. Le stagioni nel sole
2. Vincent
3. Canto Notturno (di un pastore errante dell'aria)
4. Parabola
5. E invece non finisce mai
6. Blumùn
7. Ritratto di signora in raso rosa
8. La bellezza
9. Canzone per Sergio
10. Celia De La Serna
11. Alighieri
12. Viola d'inverno
13. Samarcanda
14. La stazione di Zima
15. Le lettere d'amore (Chevalier De Pas)
16. Luci a San Siro

Le favole

1. Niente è come appare
2. Oltre il cortile
3. Giovannino e la pianta di Fagioli
4. Amore da lontano
5. Niente appare come è

Roberto Vecchioni nasce a Milano nel 1943 da genitori napoletani, è sposato ed ha quattro figli.

Nel '68 si laurea in lettere antiche all'Università Cattolica di Milano dove resterà per due anni come assistente di storia delle religioni proseguendo poi per trent'anni la sua attività di insegnante di greco e latino nei licei classici.

Ha raggiunto l'età pensionabile come docente universitario presso l'Università di Torino dove per tre anni ha insegnato "Forme di poesia in musica".

La sua attività nel mondo musicale inizia molto presto, negli anni '60, quando comincia a scrivere canzoni per artisti affermati (Vanoni, Mina, Zanicchi, Cinquetti).

Nel 1971 si propone come interprete delle sue canzoni e nel '73 partecipa al Festival di San Remo con "L'uomo che si gioca il cielo a dadi".

Il successo di pubblico arriva nel '77 con l'album "Samarcanda" al quale seguiranno "Robinson" (1980), "Milady" (1989), "Per amore mio" (1991), "Camper" (1992) - che gli fa vincere il Festivalbar con il singolo più ascoltato dell'anno "Voglio una donna" - , "Blumùn" (1993), "El Bandolero Stanco" (1997), "Il lanciatore di coltelli" (2002).
Ha composto in tutto 25 album superando i 6 milioni e mezzo di copie vendute.

Nel '74 vince con "Il re non si diverte" il premio della critica discografica italiana per il migliore disco dell'anno e nel 1983 è il vincitore del Premio Tenco.


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