Newsletter
Redazione
Informazioni
Contattaci
Editore
hochfeiler
facebooktwitter youtube
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Patrocinio di
Municipio Roma 16
Società Dante Alighieri

 

IN ITALIA SI CHIAMA AMORE


Così s’intitolava un film documentario di quasi mezzo secolo fa sulle abitudini di coppia degli italiani (1), ed ora l’inchiesta continua in una società in altrettanto rapida trasformazione, con Melissa P. sguinzagliata in mezza Italia per conto del Corriere. Cinque le città esplorate: Treviso, Bari, Catania, Genova, Roma.

Ogni capitolo ha una sorta di introduzione culturale, e tutto sommato Melissa dimostra di essere una giornalista curiosa ma attenta.
Cominciamo dal Veneto, dove due baldi giovani decidono di fare i gigolò per accumulare il capitale primario. Poi si va a Bari, dove il Potere è così intriso e compenetrato di sesso da creare una sorta di caso nazionale. Un salto poi nella solare Catania, dove Melissa è di casa e ci regala una delle più belle descrizioni che la città abbia mai avuto. Nel capitolo successivo giriamo di notte per i carruggi di Genova, dove le lucciole esistono da quando esistono i marinai; e infine approdiamo a Roma, descritta con qualche luogo comune, ma anche con humour.

Ma andiamo per ordine. Si parte da Treviso, città del benessere, dove il Biondo e il Moro - due ventenni – si vendono alle ricche signore per poi investire in futuro come imprenditori. Sono convinti di scegliere, ma in realtà sono scelti e comprati e sanno benissimo, come i calciatori, che la loro carriera sarà breve. Non hanno coscienza dello scollamento tra sesso e sentimento quale fattore di squilibrio emotivo, e naturalmente vogliono per moglie una donna vergine ed onesta.
Già, gli adolescenti: un mondo al quale l’autrice è anagraficamente quasi vicina.

In realtà Melissa riesce ancora a stupirsi delle capacità seduttive di chi non si lascia omologare e sa cosa realmente vogliono le donne. Denuncia la prostituzione occasionale che avviene persino a scuola. Nota il desiderio esibizionistico delle nuove leve (assente nei suoi romanzi, ndr.) e cerca di spiegare l’anima dei giovani a chi giovane non è. Noi genitori ci preoccupiamo del loro sesso promiscuo, loro dei sentimenti. Forse sappiamo quello che fanno, ma non quello che pensano e immaginano. E c’è una discrasia fra quello che sperimentano col corpo e ciò che desiderano nell’intimo.
Strana però la loro mancanza di informazione sia sul sesso che sui sentimenti: un assurdo nell’epoca della comunicazione diffusa. Si naviga tuttora a vista, alla faccia dei navigatori satellitari. Forse se la cavano meglio gli anziani, sui quali Melissa scrive pagine tutt’altro che scontate.


Passiamo poi a Bari, terra si direbbe del perverso intreccio fra sesso e potere; intreccio vecchio quanto il mondo, ma portato alla ribalta dalla cronaca politica.
Melissa s’incontra pure con una delle ragazze di Tarantini e allegramente scoperchiamo la pentola: le donne giovani vanno a letto con i politici anche brutti e cafoni “perché ti fanno sognare”. O piuttosto, rendono realizzabili i sogni, come il famoso, anodino “progetto” della D’Addario. Fra il politico e le ragazze c’è – ovvio - il ruffiano: nelle intercettazioni telefoniche date in pasto ai giornali, la frase più frequente è “stasera chi mi porti?”. E adesso le signore baresi tremano: in quegli atti di procura potrebbero esserci anche i loro nomi.

Ma ora parliamo di Catania. Melissa ci è nata, quindi sa di cosa parla. A me viene in mente Cloe, una delle Città invisibili di Italo Calvino: “Una vibrazione lussuriosa muove continuamente Cloe, la più casta delle città”(2); è quella dove le persone che non si conoscono incrociano continuamente gli sguardi e immaginano scene d’amore, cercano altri sguardi, non si fermano. Pure qui è tutto un continuo incrociarsi di sguardi: “A Catania ci si ama con gli occhi. Che siano di discendenza araba, oppure normanna, greca e fenicia, i maschi possiedono i corpi delle femmine con una semplice taliata”. L’appagamento sessuale fa parte della cultura urbana e l’insoddisfazione appare impossibile in una città – testuale - “assediata dal vizio e dalla ricerca orgogliosa del piacere”. Le donne stanno al gioco, ma dettano loro le condizioni, e guai a violarle! Che dire? Si direbbe che Catania funziona perché i codici d’amore sono rimasti tradizionali, come fossimo – Melissa mi perdoni – in una città musulmana.

Nel capitolo seguente è invece tutto eccessivo: entriamo infatti nel mondo degli scambisti. Protagonista è una giovane coppia calabrese, contattata dalla nostra Melissa via web. Sa cosa fanno, ma si chiede perché lo fanno. Non si parla infatti di una coppia stanca e matura, ma di giovanissimi curiosoni, lanciati in una sorta di teatro sperimentale del sesso, dove si esplora senza tradire. Così almeno dicono loro. In fondo, anche l’italico pornazzo esplora ambienti domestici più che esotici: l’importante è che tutto resti in famiglia. Seguono infine due altre città: Genova, dove la prostituzione tipica dei grandi porti esiste da sempre e dove ogni tanto l’assessore di turno cerca di bonificare la mitica via del Campo.

Dulcis in fundo, Roma, dove l’autrice vive. Che dire? A parte l’erotismo del cibo (già detto da Fellini), dell’Urbe si connota soprattutto il suo aspetto statico: la città è divisa per caste e ci si ama nello stesso ambiente o in quello complementare. In più, i romani sono amanti pigri: aspettano invece di cercare. Roma offre mille occasioni di crescita, ma pochi le sfruttano. Direi che sanno farlo meglio gli immigrati, Melissa compresa.

Ma alla fine, che Italia esce da questa inchiesta di cento pagine? Intanto, bando ai moralismi: è scontato deplorare le veline o sparare a zero sui vizi dei politici, né ha senso parlare di trasgressione laddove non esiste più codice alcuno da trasgredire. L’immagine è piuttosto quella di un paese formalmente moralista ma assai trasgressivo in privato e sostanzialmente deregolato, cattolico anche quando si crede laico, e tutto sommato ancora vitale e pieno di fantasia. Ma è un paese tanto ossessionato dal sesso e dal denaro, quanto privo della cultura sia del sesso che del denaro, col risultato di consumar sesso allo stesso modo di alcolici e droga: senza stile.

Melissa è giovane e quindi dà molti comportamenti sociali per scontati, veri e propri diritti acquisiti nel corso di due generazioni. Peccato che i risultati di anni di lotte sociali e culturali non siano in realtà riusciti ad elaborare un’adeguata cultura specifica. La rivoluzione sessuale degli anni Sessanta riguardava una minoranza e col tempo sicuramente si è estesa, ma si direbbe più per la debolezza del nemico. Sicuramente alcune forze politiche e culturali potevano far molto di più: i giovani descritti da Melissa godono di una libertà a suo tempo impensabile per chi scrive, ma sono ignoranti fino all’assurdo, sessualmente precoci ed esibizionisti, quanto immaturi nei sentimenti. Colpa di genitori perversi o sessuofobi?

In realtà è arduo educare i figli secondo etica se mezza società ti rema contro. Certo, si rimane perplessi quando si sente parlare di prostituzione precoce nelle scuole, ma se l’unità di misura è il denaro, allora ognuno vende quello che ha e il mercato richiede. Come i due giovani gigolò veneti, come le donne baresi contigue ai politici. Per carità, c’è ancora un futuro: i genitori si preoccupano dei loro figli, anche se male. I vecchi hanno nel libro una loro dignità anche nel sesso e Melissa ne prende le parti in modo diciamo pure inatteso. Né tutte le badanti dell’Est cercano solo di sistemarsi col vegliardo, anche se forse qui l’autrice pecca di ingenuità. Ma il problema resta.

Vorremmo che questo viaggio continuasse. Manca Rimini, dove russe e ucraine hanno sostituito le tedesche e svedesi di una volta; manca Torino con i suoi giri esclusivi. Mancano le decine di sale di massaggio, dove la crisi economica spinge ora donne e ragazze normali ad arrotondare. Manca un’analisi di tutti i recenti delitti sessuali – insoluti - che hanno visto la mattanza di ragazze troppo ingenue o troppo libere. Manca la Fiera dell’Est delle agenzie matrimoniali vere e finte. Manca il mondo degli immigrati e delle coppie miste. Che il viaggio continui!

  1. Il film è un documentario del 1963 e si articola in 26 interviste. Autore ne è un bravo regista ora dimenticato, Virgilio Sabel. Alla sceneggiatura collaborarono Luigi Magni, Massimo Franciosa e Pasquale Festa Campanile. Fra le storie consacrate dalla cronaca citiamo un giovanotto calabrese che sposa una vecchietta di 70 anni, uno sposo siciliano che per un'inesistente colpa della moglie la sfregia, l'amore non corrisposto di un attempato signore di Cremona che corteggia una donna da circa trent'anni, un reato di adulterio scoperto da un giovane sposo non appena rimesso in libertà da Regina Coeli.
  2. Ne Le città invisibili, Cloe è la seconda della serie La città e gli scambi (p.24 ediz. Einaudi)

 

febbraio 2012
Marco Pasquali

 

Autore: Melissa P.
Titolo: In Italia si chiama amore
Editore: BOMPIANI
Collana: OVERLOOK
Pagine: 112
Prezzo: 13,50 euro
Anno prima edizione: 2011
ISBN: 45267864

 

 

 

 

 

roma interactive

musei roma