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UNICUIQUE SUUM
OSSIA
A CIASCUNO IL SUO DEBITO

“Vorrei sapere chi è il responsabile di tutte le str..ate che faccio” diceva l’omino di Altan.
Finalmente abbiamo la risposta: è il nostro debito pubblico.
Così dicono.
E se lo dicono in tanti sarà pur vero.
O no?
Beh, a far di conto, qualche dubbio vien fuori. Leggete la tabella seguente:

PAESE

POPOLAZIONE
MILIONI DI ABITANTI

DEBITO PUBBLICO MLD €

DEBITO PUBBLICO
PRO CAPITE €

ITALIA

61

1.900

31.100

FRANCIA

64

1.750

27.300

GERMANIA

81

2.150

26.500

Se osservate l’ultima colonna, quella che indica il debito pubblico pro capite, tutta questa differenza con Francia e Germania non traspare. Se poi aggiungiamo che il risparmio delle famiglie italiane è nettamente superiore a quello delle famiglie dei nostri censori, i dubbi aumentano.
E allora cos’è che da noi non funziona?   
Ci penalizza il Prodotto Interno Lordo (PIL), decisamente inferiore a quello dei nostri rivali  e per di più stagnante.
Ora guardate quest’altra tabella:

INVESTIMENTI PER LA RICERCA (in % sul PIL)

PAESE

SETTORE PUBBLICO

IMPRESE

ITALIA

0,56

0,55

UE LEADERS

1,04

2,43

Francia e Germania sono tra gli UE LEADERS.
Partendo dai dati pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale, arriviamo a questi risultati: le imprese italiane annualmente investono in ricerca e sviluppo 8,5 MLD €, le francesi 47,7 MLD €, le tedesche 60,0 MLD €.
Il dato è incontrovertibile, le imprese italiane, rispetto alle concorrenti investono pochissimo in ricerca e sviluppo, dunque non innovano e, proseguendo di questo passo, i margini di competitività saranno sempre più esigui, a seguire il PIL - da stagnante - entrerà in recessione.

Tornando al nostro debito pubblico di circa 1900 miliardi è veramente arduo pensare che una  manovra da 10 o 20 miliardi possa incidere in misura positiva sulla nostra situazione. Dunque la si fa per accontentare gli eurosauri.

Crisi.
Perché e chi è colpito dall’attuale crisi.
Partiamo dal chi, il primo chi è stato individuato nella Grecia, poi l’Irlanda e il Portogallo e tutti gli altri paesi europei in coro: la crisi non ci tocca. Poi, nel vortice siamo entrati noi e la Spagna.
Dicono Francia e Germania: “fate come noi, che siamo virtuosi, mettete a posto i vostri conti”.
Ma ecco che anche la Francia scricchiola e qualche malessere lo accusa anche la Germania, allora gli Stati Uniti dichiarano: “siamo preoccupati per l’Euro”.  Eppure avrebbero tutte le ragioni per preoccuparsi dei casi di casa loro (proprio in questi giorni 37 banche americane, mica una, sono state declassate).
Perché poi preoccuparsi solo dell’Euro?
Perde la borsa di Londra, quella di Zurigo, quella di Tokio e, alla grande, Wall Street.
Che siano entrati nell’Euro di soppiatto?

Insomma si assiste a un gioco un po’ cretino nel quale ogni paese pensa di scansare la crisi puntando il dito contro il prossimo.
Sì, un tentativo un po’ cretino di ingannare l’opinione pubblica.

Abbiamo parlato del chi, ora ragioniamo sul perché.
Ed è un perché relativamente semplice: nei recenti 25 – 30 anni una folle deregulation ha consentito che in pochissime mani (fisiche o giuridiche) si concentrassero enormi ricchezze. La conseguenza è che basta che questi Paperoni concertino azioni comuni per mettere sotto scacco qualunque borsa e qualunque stato.


dicembre 2011

g. patruno

 

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