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Ignitor e la domanda mondiale di energia

I paesi consumatori di energia possono essere divisi per fasce:

nella prima fascia troviamo i paesi di antica tradizione industriale i cui consumi, in assenza di crisi economiche, di norma crescono  al ritmo del 2 – 2,5% annuo e quindi da qui al 2020 i loro consumi cresceranno all’incirca del 25%;

nella seconda fascia troviamo la Cina e L’India che, rappresentando il 40% della popolazione mondiale, costituiscono un caso a sé. Secondo una media ponderata l’ incremento dei loro consumi energetici da qui al 2020 si aggirerà attorno al 250%;

nella terza fascia troviamo quei paesi che attualmente hanno un consumo pro capite nettamente inferiore a quello dei paesi della prima fascia, ma da qui al 2020 i loro consumi cresceranno del 300% e rappresentano 1 miliardo di persone;

nella quarta fascia vi sono quei paesi il cui consumo energetico si prevede che cresca ma non in modo così impetuoso come nei paesi della terza fascia; questi paesi nel 2020 consumeranno intorno al 50 – 60% più di oggi.

Infine ci sono un miliardo di persone che attualmente non dispongono di energia elettrica.

Tirando le somme e limitandoci ai consumi di energia elettrica è prevedibile che la domanda globale nel 2020 sarà almeno dell’80% superiore a quella del 2011.

Se queste previsioni non saranno contraddette da eventi catastrofici, su scala mondiale ci troveremo di fronte a tre opzioni:

  • produrre energia elettrica a costi doppi o tripli rispetto agli attuali e questo per l’Italia, paese importatore di materie prime energetiche, sarebbe drammatico,
  • costruire nuovi impianti a fissione in quei paesi che non rifiutano l’opzione nucleare e da questi importare energia (come del  resto noi italiani stiamo già facendo importando energia elettrica dalla Francia direttamente o attraverso la Svizzera),
  • investire decisamente nella ricerca e nella sperimentazione.

Veniamo dunque ad Ignitor.

Il progetto ha l’obiettivo di conseguire entro il 2016 la ignizione del plasma, dimostrare cioè la praticabilità della fusione al fine di produrre energia elettrica. Questo non significa avere risolto i problemi tecnologici che dovranno essere affrontati per arrivare alla costruzione di un prototipo di generatore di energia elettrica e dunque oggi non è possibile prevedere quando questo prototipo sarà disponibile. Tanto meno è possibile immaginare quale possa essere il costo industriale di un generatore a fusione.

Ma intanto il tempo incombe; che fare in attesa del generatore a fusione?

Ancora Ignitor ci viene in soccorso e, senza entrare in spiegazioni tecniche, di seguito accenniamo come, prima ancora di generare energia elettrica da fusione, Ignitor può comunque dare un grosso contributo alla produzione di energia elettrica.

Le odierne centrali a fissione nucleare, come pure quelle di terza e quarta generazione, attualmente allo studio, producono scorie radioattive. Semplificando, queste scorie possono essere divise tra scorie potenzialmente riutilizzabili e scorie inutilizzabili il cui tempo di decadimento (tempo necessario perché non siano più radioattive) si calcola in migliaia di anni.

Ebbene Ignitor produce una grande quantità di neutroni, per così dire pieni di energia; indirizzando questi neutroni sulle scorie delle centrali a fissione si otterrebbero questi risultati: il tempo di decadimento delle scorie inutilizzabili si ridurrebbe a qualche decina di anni, mentre le altre scorie da potenzialmente riutilizzabili diventerebbero concretamente riutilizzabili.

Come potete comprendere risultati di questo genere sarebbero straordinari.

Non basta, i neutroni pieni di energia forniti da Ignitor possono fare di meglio.

Da molti anni si sta studiando la possibilità di costruire impianti a fissione nucleare utilizzando il Torio, che non presenta i rischi legati alle scorie radioattive degli attuali impianti a fissione che utilizzano quali combustibili l’Uranio o il Plutonio. Le scorie del Torio hanno infatti un tempo di decadimento molto rapido. Oltre a ciò le riserve mondiali di Torio sono molto maggiori di quelle dell’Uranio (anche l’Italia ha le sue brave riserve di Torio) e,  a parità di massa, la quantità di energia prodotta dal Torio è molto maggiore di quella resa dalle centrali a fissione che conosciamo.

Infine una ipotetica centrale a Torio produrrebbe energia solo grazie a una “alimentazione” esterna e quindi non presenta il rischio di una reazione a catena incontrollata.

In conclusione una centrale a Torio offrirebbe enormi vantaggi rispetto al nucleare tradizionale, sia in termini di gestione delle scorie che in termini di sicurezza.

Il problema è che il Torio non ne vuol sapere di subire la fissione, ma ecco che arrivano gli energici neutroni di Ignitor ed anche il Torio può diventare fissile.

Come avrete apprezzato un grande progetto di ricerca come Ignitor regala vantaggi collaterali, concreti e produttivi già nel medio periodo.

Ecco perché la ricerca è importante.

Ecco perché un paese che fa poca ricerca perde colpi, non crea occupazione e meno che mai ne crea di qualificata.

dicembre 2011

g. patruno

 

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